_studiOlimpico: 29/31 ottobre, Openstudio Progettoborca

 

E torna l’Openstudio di finstagione (quale stagione?) di Progettoborca.
L’anno scorso non abbiamo potuto farlo: quindi questo sarà supercarico: ci si vendica, ruffiano.
Cos’è l’Openstudio? E’ questo movimento del substrato che porta davvero a parlar di sito attivo, che dura tre giorni e tre notti, che muove i visceri della Colonia discoscesa, e i vacuoli vengon riempiti ad opera dei catalizzatori artistici e degli altri enzimi culturali, che sono gli abitatori di questo benedetto intestino dal 2014, che portano la loro energia (ri)attivatrice, per alterare finalmente lo squallido equilibrio d’inerzia chimica di questo grande organismo narcolettico: che scotiamo.

Gli artisti e curatori presenti saran cinquanta almeno, la lista non è completa e la aggiorniamo ad ogni ora, qui alcuni dei confermati: Marta Allegri, Marco Andrighetto, Ariele Bacchetti, Fabio Balcon, Lorenzo Barbasetti di Prun, Giorgio Barrera, Giulia Maria Belli, Giovanna Bonenti, Stefano Caimi, Simone Cametti, Nina Ćeranić, Luca Chiesura, Cristina Calderoni, Stefano Comensoli_Nicolò Colciago, Simone Cametti, Alessandro Dal Pont, Fabiano De Martin Topranin, Fabio De Meo, Bekhbaatar Enkhtur, Benedetta Fioravanti, Anna Furlan, Riccardo Giacomin, Marina Dora Martino, Anna Marzuttini, Agnese Galiotto, MinJi Kim, Pauline Herrera Letelier, Mantaraffu, Giorgio Orbi, Alessandro Pagani, Giovanni Paolin, Anna Poletti, Prometheus Open Food Lab, Giovanna Repetto, Alessandro Sambini, Catia Schieveno, Giacomo Segantin, Caterina Erica Shanta, Fabio Tallo, Massimo Tevarotto, Mario Tomè, Marco Trentin, Rob van den Berg, Giuseppe Vigolo, Andreas Zampella, Maria Giovanna Zanella.

Altri partecipanti alle attività e ai panel: Giulia Ruol Ruzzini, Simone Sfriso, Franco Sovilla o, Pierpaolo Zanchetta, Camilla Bertolini, Andrea Bonalberti, Alessio De Bona, Mohid, Collettivo Polenta, Bortolo Sala, Mauro Olivotto, Antonio Stoico. Alessandro Melis, Antonino di Raimo.

Molti lavori installati, diverse performances e azioni, tra forni e fochi, i panel diurni sui temi che sviluppa Dolomiti Contemporanee, legati alla rigenerazione territoriale e del patrimonio, e i Live-set notturni.

L’abbiamo chiamato _studiOlimpico perchè, lo sapete, ma ripetiamolo: stiamo cercando (da anni, se non lo sai leggi qui) di far prevalere il buon senso, ovvero di mettere l’ex Villaggio Eni e la Colonia al centro di un discorso ragionato e sostenibile legato all’Olimpiade invernale di Milano-Cortina 2026, proprio quella bestia là. Noi vorremmo che l’Olimpiade risultasse un’occasione intelligente e utile, almento in parte, rispetto ai temi della tutela e dello sviluppo del territorio, e a questo lavoriamo. E vorremmo realizzare questo grande Centro Studi della Montagna nella Colonia (ma non solo lì): questo è l’obiettivo finale, quello che renderebbe ancor più sensato un investimento pubblico (di responsabilità ancor prima che di danaro) a favore di Corte di Cadore, prima che sto sito glorioso e longevo finalmente stracco si arrenda e vada giù: non possiamo pretendere che aspetti in eterno quelli che van lenti e distratti: gli svagati.
Le opere realizzate a Corte per ospitare un pezzo della logistica olimpica, infatti, sarebbero già una parte di quel che occorre per fare il Centro Studi. In questo modo, useremmo effettivamente l’Olimpiade come un’occasione di start-up, invece di farle sfruttare il territorio (se costruisci un villaggio nuovo a Fiames e all’indomani dei giuochi lo smonti, non dirti sostenibile, che a quel punto il prato rimane là bello urbalizzato. L’abbiamo scritto qui, la prima volta, nel 2016, prima ancora che i Giochi fossero assegnati).
Ora pare che qualcuno cominci a sentire, chissà. Lo facessimo davvero, questo che diciamo, allora e per una volta avremmo usato l’Olimpiade per rigenerare patrimonio: e questo è, senza dubbio, intelligente e sostenibile.

Ecco perchè nelle immagini (di Balcon) che lanciano l’evento trovate Dorando Petri (Londra 1908); de Cubertin e gli altri membri fondatori del Cio (1894), che ci guardano fissi, perchè vogliono venire all’Openstudio, sono molto interessati, e vorrebbero che le cose olimpiche andassero come pensiamo noi e gli altri uomini di buona volontà e capacità; Tenley Albright (Cortina 1956); ed altri protagonisti delle Olimpiadi passate.
Capito infine a che gioco giuochiamo?
Ma è dal principio, che noi, insieme a tutti gli altri desti (qui alcuni capaci di intendere) non giochiamo affatto.

Il programma dello _studiOlimpico lo scriviamo proprio qui nei prossimi giorni, stiamo arrivando.

Tweet about this on TwitterShare on FacebookGoogle+Share on LinkedIn