Marco Mastropieri / La terraformazione di Borca secondo la leggenda del diavolo e dell’acqua santa, il ciclo 2023/2025

La terraformazione di Borca secondo la leggenda del diavolo e dell’acqua santa, olio su tela, 200×500 cm, ottobre 2025, Aula Magna, Corte di Cadore (foto Teresa De Toni)

Il ciclo de La terraformazione di Borca secondo la leggenda del diavolo e dell’acqua santa, 2023-2025

Nel 2023, Mastropieri ha realizzato la prima opera del ciclo, a cui ne son seguite altre quattro, sempre su medi formati, che hanno incluso studi e visioni e proiezioni e focalizzazioni su alcuni degli elementi primari che determinano il paesaggio di Borca come lo si esperisce percepisce da Corte di Cadore.
Il Bus del Diaol, gran caverna in parete della Sud dell’Antelao; Il Trono di Dio, Caregon del Padreterno, il Pelmo Poderoso, stabile in potenza di massa paesaggio, mutevolissimo della luce.
ad ottobre 2025, l’artista ha chiuso il ciclo, realizzando l’opera finale, la più grande, 200×500 cm, nella foto quissopra.

Quest’opera è la fine di un ciclo di lavori che riscrivono la nascita della vallata di Borca rimodellando il paesaggio attraverso il mezzo pittorico.
L’immagine ha preso forma grazie alla ricezione di alcune informazioni riguardanti Borca e il Villaggio Eni. In particolare, l’opera architettonica di Edoardo Gellner non riguarda soltanto gli apparati architettonici del Villaggio, ma anche il bosco/foresta.
Prima che venisse costruito il villaggio, l’Antelao, il re, era una pietraia, il covo di vipere.
Durante la costruzione del villaggio, lungo le strade sono state disposte delle piccole zolle di terra, che col tempo sono diventate agenti che hanno terraformato l’area dando vita al bosco/foresta che oggi circonda la colonia, le villette, la chiesa, e più in generale l’intera area. Una volta acquisita, quest’informazione ha contribuito al nascere dell’idea di produrre un’immagine che ricostruisse in chiave fantastica il paesaggio della vallata di Borca, una terraformazione pittorica, fantascientifica, cristiana-folkloristica.
Un lavoro di questo tipo avrebbe richiesto una strutturazione solida di tutti gli elementi rappresentati, in modo che potessero comunicare e condividere lo spazio in modo armonioso ed ecosistematico. In primo luogo, è stato importante scegliere quelli che sarebbero stati gli agenti terraformativi del paesaggio, da associare al Pelmo e all’Antelao, le montagne che circondano la vallata.
Il primo elemento vitale scelto per la terraformazione di Borca è stata l’Acqua, da associare al Pelmo, il trono di Dio. Si dice che all’interno del Pelmo c’è un oceano, una rete di canali idrici formati nel corso dei millenni dall’erosione dell’acqua.
Il Pelmo, dunque, si trasforma in una massa di acqua e ghiaccio che scende inondando ogni cosa, e che si congiunge al centro dell’immagine con il Fuoco, l’elemento associato all’Antelao, che arde su tutta la superficie della montagna.
Data la conformazione della vallata, al sorgere del sole il re è in ombra mentre il trono di Dio è illuminato. Al tramonto, l’Antelao si “accende”, mentre il Pelmo si oscura.
 Fuoco e acqua, ai rispettivi antipodi, convergono al centro generando vapore, che si leva alto nel cielo e discende nuovamente sotto forma di pioggia, avviando il ciclo atmosferico che terraforma l’ambiente.
Deciso tutto questo, sono occorsi due anni di studi e lavori per curare ogni aspetto dell’immagine che avrebbe dato vita alla Terraformazione di Borca.

L’opera che chiude il ciclo della Terraformazione (200×500 cm, 2025)

La prima decisione presa per l’opera conclusiva è stata la scelta del formato. La misura di 2×5 metri ha favorito uno sviluppo del paesaggio più ampio e disteso, dando modo agli elementi cardine come il Pelmo e l’Antelao di avere la giusta rilevanza compositiva essendo però in comunicazione e armonia con gli altri elementi senza che uno predomini sull’altro. Un altro aspetto da tenere in considerazione è la scelta di adottare un impianto visivo “iconografico”, con le cime viste frontalmente, di modo da poter riscrivere la conformazione della vallata in modo libero e funzionale, dando vita contemporaneamente ad un luogo al di fuori del tempo. Impostata la composizione, l’intera raffigurazione si è stratificata orizzontalmente ad iniziare dal cielo, che dal grigiore dei cumulonembi formati dal Pelmo acquatico volge al buio, in blu profondo dove le nubi vengono illuminate dal fuoco dell’Antelao.
Fatto questo, la parte centrale dell’opera è stata “fissata” come perno di respiro, così da avere una porzione di immagine più rilassata che alleggerisse e regolasse la pienezza e la forza canalizzante degli altri protagonisti dell’immagine. A ciò, ha seguito la lavorazione lenta, sistematica e ossessiva sia del Pelmo acquatico che dell’Antelao di fuoco, modellando attraverso il segno la forma delle campiture ampie delle superfici rocciose, dell’acqua che scorre e del fuoco che danza tramite le sue lingue. Fatto questo, l’immagine ha raggiunto la sua compiutezza attraverso una coltre di nebbia, frutto dell’incontro tra acqua e fuoco, e vapore
che si dipana lungo tutta la superficie di terra e mette in comunicazione tutti le parti del dipinto. Infine, ha seguito un meticoloso raffinamento di tutti gli elementi curati in ogni dettaglio.
 Il risultato di questo lavoro (due mesi di tempo e 7kg di peso) è un paesaggio ampio e fuori dal tempo, che poggia su di una struttura in cui tanti elementi figurativi e pittorici contrastanti convivono proporzionalmente all’interno dello stesso luogo.

Le opere, nell’ordine di produzione:

1. La terraformazione di Borca secondo la leggenda del diavolo e dell’acqua santa, olio su tela, 70×100 cm, ottobre 2023
2. Bus del Diau, olio su tela, 60×80 cm, 2023
3. La terraformazione di Borca secondo la leggenda del diavolo e dell’acqua santa, olio su tela, 200×500 cm, 2025
4. Il trono di Dio, olio su tela, 60×80 cm, 2023
5. Libero Spazio di Terraformazione, olio su tela, 40×80 cm, 2024
6. Ultimo preludio, olio su tela, 80×200 cm, 2025

Alcune delle opere, fotografate da Teresa De Toni a ottobre 2025, durante il non-Openstudio Ripa_Rampa, nell’Aula Magna della Colonia dell’ex Villaggio Eni, dove sono state prodotte tra il 2023 e il 2025

 

 

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