Sguardo di Anna Furlan


In questo luogo silenzioso, appuntito e pungente, appena arrivata i suoni parevano ovattati e morbidi, a causa della pressione sul mio timpano. Ben presto però la meraviglia si trasformò in paranoia: l’Antelao mi sussurrava con l’alito gelato di una incombente frana; l’aula magna, in primis vissuta come posto di rifugio, la sera risuonava di bisbigli dei bambini. I corridoi si facevano beffe di me diventando prima lunghissimi, per poi tornare corti. I rami e gli arbusti bussavano alle finestre, forse per chiedere riparo dalla frana, ma io non aprivo e affrettavo il passo verso la luce. Questo luogo di meravigliosa tenebra è diventato un compagno, un organo attivo nello sviluppo del progetto, una traccia indelebile nel mio percorso.

Anna Furlan, ottobre 2021

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