Quattro Tesi di Laurea IUAV sulla Colonia

Dal 2018, Angelo Paladin, Ettore Focaccia, Federico Biasotto, Simone Rossato, sono attivi nell’ex Villaggio Eni.

Studenti laureandi dell’Università Iuav di Venezia (prof. Paolo Faccio, Restauro), lavorano sulla Colonia, nell’analisi e nel progetto.

Anche attraverso la collaborazione con Dolomiti Contemporanee (correlatore di tesi G. D’Incà Levis), e la Residenza di Progettoborca, che consente loro di frequentare il Villaggio e di accedere ad informazioni dirette (consultazione di Archivio Progettoborca, dialogo con lo staff e con persone, testimoni, professionisti e maestranze attivi negli anni nel grande cantiere di Corte), il gruppo ha maturato una conoscenza approfondita del Villaggio e del lavoro di Edoardo Gellner e dei suoi collaboratori.

Le quattro Tesi di Laurea, che condurranno a generare un’opzione di riuso, si misurano con diversi aspetti del progetto di Gellner, isolandoli dapprima e poi integrandoli in una riflessione organica: tra questi, il rapporto con il paesaggio e con l’ambiente naturale; architettura e strutture, storia e processo; interior design, artigianalità e produzione industriale.

Cominciamo a presentare alcune immagini e alcune riflessioni degli studenti, il cui lavoro approfondito potrà contribuire a fornire indicazioni sulle possibilità e modalità di rifunzionalizzazione e riutilizzo della Colonia: ossia ciò di cui Progettoborca si occupa dal 2014.

La rete, i processi integrati, e non estemporanei, di analisi e di progetto.

 

 

Angelo Paladin – L’Architettura del paesaggio

Ogni uomo si rapporta con la natura in due modi contrapposti: da una parte, legato da un senso di appartenenza, si sente a suo agio, la vive e la abita; dall’altro prova ostilità e si difende, modellandola per renderla accogliente.
Classico o pittoresco? Ville Medicee o Ville Palladiane? Rettilineo o sinuoso? Giardino o foresta? Affacciarsi o muoversi? Natura dominata o natura dominante?
Gli stessi architetti si possono avvicinare al tema del paesaggio con atteggiamenti diversi. Prendiamo per esempio il contrasto tra il giardino all’italiana e il giardino all’inglese, con un dibattito geometria-naturalezza che inizia nel 1700 e oggi acquista ancora più importanza, legandosi ai temi del cambiamento climatico in corso.
Un esempio nello sviluppo di queste tematiche è l’ex Villaggio Eni dove Edoardo Gellner, agendo da architetto paesaggista, cerca di creare un paesaggio architettonico, dove la geometria degli edifici si sposa con la naturalezza del contesto montano.
L’orizzontalità dei padiglioni più grandi della Colonia è contrastata dagli alberi ad alto fusto, le scelte cromatiche degli intonaci derivano dai colori del bosco in autunno, il cantiere rispetta le preesistenze boschive.
“Oggi la vegetazione ha cancellato quasi tutti i rapporti visuali che in fase di progetto mi avevano tanto preoccupato. […] ritengo tuttavia che il bosco di Corte sia un fatto positivo. […]
Ancora oggi, la mia idea è di creare nel villaggio zone fortemente differenziate […] per offrire agli ospiti diversi modi di vivere a contatto della natura, diversi modi di percepire e conoscere il bosco” Così scriveva Gellner nel 2004, all’interno del libro Percepire il paesaggio.
Aprire nuove visuali? Ripristinare? Curare il bosco? Forse la risposta è già nelle nostre mani.

Immagini:

1- Confronto tra la situazione attuale a sinistra e la foto d’archivio a destra (A.P. IUAV, Fondo Gellner, VTAB/Co/campioni, 1 album fotografico)

2- Colori tra edificato e natura (A.P. IUAV, Fondo Gellner, VTAB/Co, Copie colori facciate)

3- Rapporto padiglione AS e natura (A.P. IUAV, Fondo Gellner, VTAB/Co/campioni, 1 album fotografico)

4- Rapporto cantiere e natura (A.P. IUAV, Fondo Gellner, VTAB/Co/campioni, 1 album fotografico)

 

 

Ettore Focaccia – Evoluzione

Nel momento in cui un architetto avvia un progetto si innesca un processo creativo, non lineare nè meccanico, bensì articolato e complesso, a tratti anche volubile se vogliamo, fatto di riflessioni, estro e contaminazioni. Il processo creativo avrà naturalmente un epilogo, una conclusione. Nel processo si individuano alcuni momenti chiave anteriori, chiari e leggibili. Si tratta di fasi e, trattandosi di architettura organica, non sbaglieremmo nel definirle evoluzioni. Il processo evolve. In ognuna di queste evoluzioni, si possono riscontrare le contaminazioni, le idee di altri progettisti e i ragionamenti che hanno portato in maniera coerente e razionale alla loro definizione.
Nel progettare il Padiglione AS, Gellner ha più volte evoluto il suo progetto, partendo da strutture più leggere e permeabili, quasi fitomorfiche, mai banali ed emulative. Probabilmente nella serie di contaminazioni e influenze ricevute “all’interno del processo” la più incisiva gli è stata fornita dall’ingegnere Silvano Zorzi, chiamato a contribuire al Villaggio ENI.

Nelle idee qui rappresentate è chiaramente leggibile questa influenza.

La necessità di creare un luogo, un simbolo, partendo dal paesaggio per poi diventarne parte integrante, la volontà di trasmettere un messaggio, le tradizioni… sono tutte componenti che alla fine si fondono naturalmente nel progetto come oggi lo vediamo; il dover dare una forma a tutto ciò. Il progetto si materializza in maniera concreta e tangibile, viene costruito, viene utilizzato, viene abbandonato. Dopo la sua realizzazione il processo continua ad evolvere, non più nell’aspetto e nella forma ma negli usi e nelle proprie funzioni vitali che sono comunque componenti dell’organismo, e fan sì che questo viva. In natura l’evoluzione non si ferma, è inarrestabile. Continuamante sorgeranno continuamente nuove esigenze,che modificheranno il progetto e che lo porteranno a ulteriori evoluzioni. Il processo evolve.

Immagini:

1- Fasi nel complesso, dall’alto verso il basso, dalla prima fase alla terza

2- Fase 1 (A.P. IUAV, Fondo Gellner VTAB/Co, “Studi per il Fabbricato AS”)

3- Fase 1, rielaborazione 3D

4- Fase 2 (A.P. IUAV, Fondo Gellner VTAB/Co, “Studi per il Fabbricato AS”)

5- Fase 2, rielaborazione 3D

6- Fase 3 (A.P. IUAV, Fondo Gellner VTAB/Co, “Studi per il Fabbricato AS”)

7- Fase 2, rielaborazione 3D

 

 

Federico Biasotto – Quel che vediamo oggi della Colonia

Quel che vediamo oggi dell’ex Colonia del Villaggio ENI è l’esito della modellazione di tre autori: l’architettura di Gellner, la progettazione strutturale di Zorzi e la continua modificazione del Tempo. Sui primi due ci perviene una ricca letteratura: basti pensare all’opera di Gellner, raccolta tra gli scaffali dell’Archivio Progetti IUAV in più di 10.000 elaborati grafici, disegni e foto. Mentre dell’architetto si è parlato molto, il Tempo emerge solo con il continuo confronto tra le tracce della Colonia dei primi anni ’60 e l’attuale stato di conservazione. Bisogna procedere per contrapposizioni: accostare presente e passato, la carta lucida rigata dalla china e bagnata dal pastello accanto al larice ingrigito, il linoleum impolverato, la moquette macchiata. Credo non sia sbagliato parlare al plurale della Colonia: nel nostro bagaglio di conoscenza si sono affastellati ormai tantissimi modelli virtuali di colonie possibili. L’unico esito progettuale possibile per un riuso della Colonia deve saper cogliere il sottile filo comune che li unisce. Un filo teso tra l’architettura di Gellner, le strutture di Zorzi,  le continue modificazioni del Tempo. Qui si offrono alcuni disegni stesi da Gellner durante la realizzazione del Villaggio, spunti di riflessione su quel che oggi è la Colonia, su quel che sarebbe potuta essere o è stata.

Immagini:

1- 711 Fabbricato AS – Sezione M1 (2-2-1957) A.P. IUAV, Fondo Gellner VTAB/Co, “Studi per il Fabbricato AS”

2- 735 Schizzo Prospettico Atrio – Fabbricato AS (1959) A.P. IUAV, Fondo Gellner VTAB/Co, “Fabbricato AS: Schizzo Prospettico Atrio”

3- L’atrio oggi

 

 

Simone Rossato – L’allestimento interno

La Colonia, pensata oltre sessant’anni come spazio per le  delle molteplici attività svolte dai figli dei dipendenti Eni, porta alla luce la ricerca di Edoardo Gellner sulle dinamiche del vivere.
La flessibilità d’uso dello spazio e del singolo oggetto diventano un elemento caratterizzante di questa architettura, dove quest’ultima si fonda con il mobile in un rapporto simbiotico perfetto.
Il Villaggio Eni è un laboratorio sperimentale, dove artigianalità e produzione industriale trovano forma integrata nel fondamentale rapporto tra il progettista Gellner e l’azienda Fantoni, nei complementi d’arredo progettati.
Sedere, comporre, giocare e accatastare: lo sgabello rotondo è diventato il simbolo di questa multifunzionalità e attenzione all’utente-fruitore, in grado di modellare lo spazio e di appropriarsene.
Gli arredi non sono qui semplice accessorio: essi acquistano valore rispetto architettura che li contiene, diventando chiave di lettura dello spazio e delle sue caratterizzazioni.

 

 

 

 

 

Immagine:

Schizzi per lo sgabello rotondo – A.P. IUAV, Fondo Gellner VTAB/Co, “Studio per lo sgabello rotondo” – 1958

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