Giorgio Salmoiraghi/Vasa Cantici, Retta

Il long string instrument della Colonia del Villaggio Eni di Borca di Cadore.

Il progetto consiste nella realizzazione di uno strumento musicale a corde lunghe oltre 20 metri all’interno degli spazi dell’ex Villaggio Eni, mutuato da riflessioni in stretta collaborazione col mio precedente laboratorio ZED & Venarossa.

Non esistono manuali, documenti ed istruzioni che illustrino e raccontino piani e procedimenti di realizzazione di un oggetto simile; sfida ulteriore, che vede contenuto e concetto del progetto legati a doppio filo alla fisica del suono, autentico arbitro della situazione.

L’ambiente circostante della Colonia non è banale cornice, addobbo vuoto, miraggio scenografico – ma componente necessaria ed ampiamente interattiva di ogni singola performance.
Le corde vibrano, si agitano le frequenze che corrono rapide propagandosi grazie alla e caratteristica consistenza del materiale circostante – vetro, legno, CEMENTO.

Cemento > risonanza > venature > vene > vita. Stanchi delle celebrazioni e venerazioni dell’abbandono e del decadimento, facciamo nostre le proprietà tonali delle strutture uniche che abbiamo l’onore e privilegio di contemplare.

Lo spazio scelto per l’installazione diventa cassa armonica, delicato ma non meno solenne di un tamburo di guerra. I suoni prodotti dalla riverberazione e simpatia delle corde risonanti possono ora essere campionati ed impressi.

Una volta approfondite le interazioni con gli spazi si opera finalmente con un’infrastruttura che permetta di conservare e registrare la voce dello strumento e le sue qualità timbriche. Immutabile presenza del luogo, il long string instrument è lavorato con materiali duraturi.

Vasa cantici non solo sono gli strumenti d’accompagnamento ma anche gli accompagnamenti stessi. Il risultante materiale compositivo viene scomposto, le carte rimescolate, la forma scolpita e rifinita.

I volumi sono stati trasformati in parte integrante e le voci e risonanze irripetibili vivono e permangono all’interno di ciò che è stato il dialogo con lo strumento. Al fine di utilizzare l’ambiente in questa forma, valorizzandone le qualità senza modifiche materiali e strutturali, è inevitabilmente necessario un adattamento alle sue regole e condizioni.

Giorgio Salmoiraghi, novembre 2020

 

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