Sguardo di Martina Melilli

La scala
che non c’è
ma è ovunque, contemplata in ogni dettaglio
 
[dal microscopico al macroscopico la funzionalità e l’estetica si fondono in un pensiero preciso, concreto
nessuna concede niente all’altra e coesistono chiare]
 
fascinazione
 
il vuoto
che non esiste
è un respiro lasciato a metà, sospeso
non c’è nessuno, e sono ancora tutti lì
bambini, suore, signorine
turisti
 
anche due orsi
(e pare un capriolo)
 
ci sono
 
il dentro parla al fuori
si guardano, si osservano, si toccano con la punta di un dito,
con la coda dell’occhio
e un vetro rotto
i palmi posati aperti gli uni contro gli altri
un sinuoso rispetto per le altrui forme, geometriche e ordinate,
uno spazio lasciato per il caso
 
(il passato era futuro, ed è pieno presente, vivo)
 
è buio, e non è buio mai
 
odore di legna bagnata sotto il sole, stesa dal vento, poi ancora pioggia
(quanta legna stesa dal vento)
odore di cantina
cemento umido nel naso
(rumore di suole strofinate sui sassi)
sei solo
senti una mano poggiarsi sulla spalla
(non c’è nessuno, e son ancora tutti lì)
e ci sei (anche) tu.
 
Riprendi il respiro che hai abbandonato.
 
Fuori dalla finestra (quante finestre [io amo le finestre]) una montagna entra ed esce da una nuvola – o la nuvola entra ed esce dalla montagna?
Il bosco respira. Forte.
Sulle cime c’è neve. Più neve di ieri.
L’altra sera dalla macchina nel buio ho visto due caprioli (o erano cerve?)
Piove.
E tutto respira forte.
(verde).

 

 

Martina Melilli, 11 aprile 2019

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