19/25 maggio – workshop Accademia BA Venezia

Sin dall’inizio (2014), Progettoborca si è posto rispetto al sito di Corte come una macchina riprocessatrice, un motore perenne, capace di catalizzare molte forze ed attenzioni e funzioni dai caratteri differenti, con l’obbiettivo di produrre e sostenere e crescere una intensa reazione a favore della rivalutazione di questo bene.
La Colonia del Villaggio si è così venuta trasformando e definendo come un luogo ideale per la riflessione e per il lavoro, intellettuale e creativo, un luogo in cui ogni giorno si ripensano e agiscono, attraverso pratiche e processi poietici e strategici, il potenziale dell’ex Villaggio Eni, in parte sopito e mai spento, e l’identità stessa del territorio e dell’ambiente alpino in cui il Villaggio è immerso: le Dolomiti del Cadore (ma anche tutte le altre montagne della Terra e dello Spazio).
La Residenza attiva nel Villaggio consente ogni anno a centinaia di persone di venire a misurarsi con questo luogo straordinario, alimentando il cantiere di rigenerazione, e producendo una grande quantità di ragionamenti, opere, reti.
Progettoborca, lo diciamo da sempre, è un cantiere, non certo un sito espositivo. La sperimentalità della pratica è alla base di tutto il lavoro che vi si compie, la ricerca nutre quotidianamente le progettualità eterogeneee che vi si lanciano e sviluppano, la permananza e il continuo ritornare ed incrociarsi degli interpreti (artisti, architetti, designers, studenti, pensatori, ecc) a Borca nutre questa attitudine, generando una essenziale continuità di processo.
Una mostra è, per certi aspetti, un ambiente definito e protetto, in ciò chiuso, finito.
Progettoborca è invece un connettore, e il Villaggio uno Spazio aperto dei processi, che viene fruito e letto dall’interno, da una serie di forze (persone con lo spin) determinate a divenire intrinseche. In tal modo, la cura non viene imposta dall’esterno, ma, in una certa misura, viene a corrispondere a un’autosomministrazione. Presenza, idea, partecipazione, azione, responsabilità personale.
Ogni anno, gli studenti delle Accademia di Belle Arti (anche quest’anno: Venezia, Verona, Roma Rufa), salgono a Borcia, e forniscono il loro apporto, attraverso i progetti ed i workshop.
Dal 19 al 25 maggio 2018, sarà la volta di Lucia Cantò, Matilde Lucini, Pau Romero Vergara, Irene Targa, Erika Volpicelli. Studenti del Corso di Tecniche Plastiche Contemporanee, i ragazzi, guidati dalla Prof.ssa Marta Allegri, accendono ora il Progetto Sentieri.
Ricordiamo che Marta Allegri è attiva nella Colonia anche come artista: qui una parte del suo lavoro, in continuo mutamento.
L’iniziativa si realizza grazie alla collaborazione tra Accademia di Belle Arti di Venezia e Dolomiti Contemporanee.

Sentieri
19-25 maggio 2018
Esplorazione alpina degli studenti del Corso di Tecniche Plastiche Contemporanee dell’Accademia di Belle Arti di Venezia.
Prof. Marta Allegri.

Che cos’è un cantiere?
Viene spontaneo associare a questa parola dei luoghi spesso visibili nelle nostre città: cantieri edili, navali,… .
Non è solo questo.
Esplorando il suo significato il cantiere è quel luogo che ospita il materiale e le condizioni necessarie  alla costruzione di qualcosa, prodotto tangibile o intangibile che esso sia.
Per approfondire questa ricerca alcuni esponenti del corso di Tecniche Plastiche Contemporanee, tenuto dalla Professoressa Marta Allegri all’Accademia di Belle Arti di Venezia, hanno sentito l’esigenza di uscire dell’aula, così come allude il tema del corso Attenzione, sfalcio erba, cantiere mobile. L’attenzione si sposta verso uno spazio, cantiere non convenzionale, in cui questa concezione di pensiero sembra essersi palesata: l’ex Villaggio Eni di Borca di Cadore.
Vasta struttura immersa nelle Dolomiti, persa la sua originaria funzione sembra finalmente essersi trasformata da inerte a cantiere, reso continuo dai processi che vedono l’attuazione di una serie di pratiche atte alla sua riqualificazione. Non una rivisitazione che pedestremente riproduce ciò che già è stato, ma una rivalutazione totale del suo potenziale.

Per questo la terza settimana di Maggio, accompagnati dal tempo favorevole vorremmo metter mani, occhi e naso all’interno del Villaggio. Come giovani artisti vorremmo rimanere in residenza, per esplorare i sentieri scomparsi, quel tramite, collegamento e relazione tra territorio e struttura. Riflettendo non sul prodotto del cantiere ma sul cantiere stesso, quel terreno reso fertile, che ospitò i fattori necessari alla costruzione di questa struttura.

Sentieri, strade tracciate dal calpestio di uomini e animali. Percorsi, una volta certi e privi di ambiguità. Vorremmo ripercorrere e tracciare nuovamente sentieri dimenticati, in rovina, intuibili nei loro frammenti non con l’intento di creare quello che può definirsi un “sentiero storico”, ma rinnovando la sua funzione in perfetta sintonia con la filosofia di Progetto Borca.

Da subito ci è sembrato rilevante avvicinarsi ad azioni di artisti come Pawel Althamer, il quale, appropriandosi della Teoria della deriva e tutto il vocabolario situazionista, propose Siezka per i progetti di Scultura di Munster 2007, creando un sentiero che attraversava i luoghi marginali della città e concludendosi senza indicazioni all’interno di un campo d’orzo, lasciando così il camminatore disorientato di fronte ad una scelta: tornare indietro o creare una nuova direzione attraverso i propri passi. Da A Line Made By Walking di Richard Long, altro atto di grande rivoluzione degli anni 60, all’architettura collettiva del gruppo Stalker-Osservatorio Nomade co-fondato da Francesco Careri e Lorenzo Romito.

Ci siamo resi conto di quanto la direzione, la forza e la traccia in un cammino possano diventare possibilità di farne nascere di nuovi.

Là dove l’erba selvatica ha preso il sopravvento.
Guardiamo.
Atti essenziali per far riemergere tracce e direzioni.
Passaggi.
Ricordi lontani attraverso uno sguardo che può appartenere a dei giovani artisti.

 

Lucia Cantò, Matilde Lucini, Pau Romero Vergara, Irene Targa, Erika Volpicelli

 

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