Sguardo di Alberto Stievanin

 

a. ehi m, c’è un’insegna che dice “auguri”: cosa mai ci sarà da augurare?
m. sembra quasi un avvertimento, uno “state alla larga”.
a. e se fosse un segno di sfida ad entrare?… che sia abitato questo posto?
m. probabile…. ricordi, x ci ha raccontato di certi posti su PSS_0000461‐03*…
a. … si si certo, ricordo, che angoscia quella storia…. ma ad essere onesto….ok, quelle rocce sembrano piombarci addosso…. ma sembra tutto così clamo, armonioso, mi sento a mio agio…
m. … su dai entriamo!**

(…)

m. … sassi, nient’altro ch sassi, eppure sono bastati… uno spazio, un tempo…. nuovi. un labirinto di disciplina, concentrazione, pazienza e… come la chiamano qui?
a. … passione.
m. già! ma…e quindi cos’era?
a. non ne ho la più pallida idea, ma che importa… solo ancora quella maledetta parola, “auguri”, non capisco… cosa c’era da temere lassù?
m. … guarda a, “irugua”! … si leggerà da questo lato.
a. e cosa vorrà dire, non c’è nel nostro elenco.
m. lascia stare, aveva ragione x, è proprio un pianeta strano.

 

 

Alberto Stievanin, luglio 2020

* è il nome di finzione del “pianeta Corte”
** NPB: questo dialogo è onirico, fantascienza (e non fantescenza) – con buona pace di Bradbury. Nessuno accede alle strutture del Villaggio in autonomia, nemmeno gli alieni e gli eniani: si entra solo autorizzati e accompagnati.

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